La decadenza dei valori storici
La sottile linea che separa la decadenza dal trionfo di un’epoca è, nel nostro paese, rimarcata dall’assenza di rimorsi e da staticità esistenziale. La storia, come madre di tradizioni trainanti, resta ormai un ricordo nelle menti opache e dedite solo al rafforzamento delle verità intellettuali. Tutte le persone che dovrebbero sentirsi accomunate da una stessa etnia, da una stessa discendenza di cultura storica e civica, sembrano in parte infastitide e indifferenti, ed in parte volutamente smemorate, negli avvenimenti. I valori sociali dettati dallo scorrere degli anni hanno subito un collasso irrimediabile; la tradizione, dettata dalle circostanze remote e proprie dei luoghi, continua ad essere uccisa nella sua essenza e soprattutto nella sua caratteristica visibile, che si configura nei resti materiali e fisici di ogni cosa. I vecchi hanno avuto guide che forse erano troppo giovani, ignorando lo “status quo” del presente per la possibile propensione al futuro. I giovani, forse, hanno guide troppo vecchie per poter decifrare il presente e comprendere il passato. I resti delle civiltà, le pietre cariche d’energia, i luoghi delle rimembranze, oltre ad essere dimenticati (ed a volte ipocritamente snobbati) sono costantemente in pericolo a causa di scelte amministrative sicuramente discutibili, e non certo dettate da profondo amor patrio. L’amarezza di chi vive le “mura” del paese si manifesta alacremente in tutte le sue forme di rassegnazione, mista a rancore delle mancate occasioni, e indignazione per la perseveranza di nefasti comportamenti umani. La logica dell’aggregazione umana vuole che ogni popolo sia strutturato secondo criteri meritocratici, di competenza, e ancor di più, le guide siano legittimamente scelte dalla volontà di tutti gli individui. Ciò nonostante, in questo nostro borgo, si assiste ogni volta ad una furbesca distorsione di tali concetti, riuscendo (per opera di alcuni noti) ad imporre la stessa metodologia di organizzazione e soprattutto risultato nella scelta. Il ripetersi di un avvenimento segna l’interfaccia della rappresentatività di un paese nella storia, ch, nel caso arnaresi, resta alquanto dubbia dal momento che il mancato progresso civile ed economico ha ordinato la popolazione in caste privilegiate, ed il territorio in un luogo senza legge… o meglio la legge dei riprovevoli voltagabbana, degli ignobili capricci infantili, e delle spregevoli convenienze. Nel contesto rappresentato, soprattutto i giovani rischiano di non avere più un’identità; di non sapere più chi sono in relazione all’etnia, ed in ogni caso rischiano di smarrirsi nei grandi disegni e trappole delle “bestie” votate alla soppressione delle libere scelte. “Arnaresi” non vuol essere solo una denominazione, piuttosto vuol significare una appartenenza certa ad una fiera gens che nessuno potrà mai debellare, perché è ciò che fa parte delle radici di una significativa tradizione.