PERCHE' SCHIERARSI CON I PALESTINESI

 

Il concetto dal quale non ci si deve mai scostare quando si parla della Questione Palestinese è che “la Palestina non e' un oggetto morto ma un paese vivo”. Da questa affermazione si evince chiaramente che i Palestinesi sono l’anima di quella terra dilaniata. La Palestina é ciò che i palestinesi creano in tempo reale, così come l’Italia  é ciò che gli Italiani creano ogni giorno. E' fortemente alienante pensare di poter amare l’Italia ed aborrire gli Italiani, poiché che genere di Italia esisterebbe senza l'anima italiana?

Solo i turisti annoiati dei paesi ricchi, timorosi di poter incontrare dei mendicanti, preferiscono rinchiudersi negli hotel esclusivi e vuoti in cui possono godere del paese senza essere costretti ad incontrare gli indigeni. E' come amare una bellissima donna avendo in odio il suo carattere e la sua intima essenza. Amare un paese e desiderare che i suoi abitanti spariscano é il genere di attitudine che può essere interessante per gli amanti della necrofilia o di altra malattia congenita.

La Palestina ed i palestinesi sono inseparabili, i contadini ed i loro alberi d'olivo e le sorgenti d'acqua e le montagne e le cupole di antichi sepolcri sulla cima delle colline hanno bisogno l'uno dell'altro e sono cresciuti per completarsi a vicenda.

I palestinesi non sono gente oscura e misera, anche se nei nostri giorni essi appaiono proprio così attraverso i mass media. Essi hanno creato la stella di Ghassul, hanno scritto la Bibbia, costruito i templi di Gerusalemme e Garitzim, i palazzi di Gerico e Samaria, le chiese del Santo Sepolcro e della Nativita', le moschee di Haram ash-Sharif, i porti di Cesarea e di Akka, i castelli di Monfort e Belvoir. Hanno camminato con Gesu', persino sconfitto Napoleone e combattuto con coraggio a Karameh.

Nelle loro vene scorre il sangue dei guerrieri egei, degli eroi di Davide, dei primi apostoli di Cristo e dei compagni del Profeta, dei cavalieri arabi, dei crociati normanni e dei capi turcomanni filtrato in una composizione unica. La linfa della sua vitalita' non si e' mai prosciugata e ne sono d’esempio la poesia di Mahmud Darwish, la saggezza di Edward Said, un olio d'oliva perfetto, il fervore della preghiera ed il coraggio nobile dell'intifada ne sono la prova.

Senza palestinesi, la Palestina morirebbe. I suoi fiumi darebbero acqua avvelenata; le sue sorgenti si prosciugherebbero; le colline e le valli si sfigurerebbero; i suoi campi sarebbero lavorati da cinesi importati, mentre i suoi figli sono imprigionati in un ghetto.

L'idea di uno stato ebraico separato é purtroppo da sempre fallita. Negli ultimi dieci anni la folle politica del governo israeliano ha importato oltre un milione di rumeni, russi, ucraini, thai e lavoratori africani. Alcuni di essi reclamano ascendenti ebrei: tribu' peruviane, indiani di Assam e il flusso interminabile di profughi dell'Unione sovietica continuano ad occupare la Palestina.

Il mito di un assembramento spontaneo di ebrei ha cozzato contro la realta'. Dobbiamo smetterla. Lasciamo tornare i figli e le figlie della Palestina e ricostruiamo Suba e Kakun, Jaffa e Akka**. Invece di rafforzare la Linea Verde, cancelliamola e viviamo insieme come figli della Palestina.

L'idea stessa della spartizione del dopoguerra (di chiaro stampo imperialista americano) era sbagliata. Stiliamo invece oggi una più consona Dichiarazione di Indipendenza che oscuri quella presente e falsa, che abbia le peculiarità di reciproca dipendenza ed amore.

 

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